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PALAZZO GIUNTI

 

La Galleria D'Arte Internazionale "PITAGORA" si trova all'interno dell'elegante e storico Palazzo Giunti. 

La storia del Palazzo ci è nota attraverso documenti e pubblicazioni che testimoniano la costruzione dell’edificio e la riqualificazione del paesaggio urbano adiacente. Grazie ad un documento settecentesco è noto che nel 1541 erano da poco iniziati i lavori di costruzione delle nuove fortificazioni e si stava procedendo alla costruzione del nuovo spontone Petro Nigro. Nelle vicinanze dello spontone vi erano alcune grotte che nell'occasione furono utilizzate per conservare del materiale occorrente per la costruzione del vicino spontone. Per servire a tale scopo le grotte furono chiuse ed ampliate. Nel 1542 si lavorava incessantemente per levare la pietra, creare una porta e scavare le grotte. Tempo dopo, nel 1627 giunge a noi un riferimento a tali grotte in un atto notarile che documenta la proprietà di alcune case contingenti alle sudette grotte, a Joanne Battista Tiriolo. In un ulteriore e successivo atto, del 1654, troviamo un altro riferimento alle grotte esistenti presso il bastione Petro Nigro. Dal documento risulta che esse presero il nome dal possessore e furono comunemente conosciute come le grotte dell'arcidiacono Vezza, che in realtà furono due e si successero uno dopo l’altro tra il 1654/1655. Alla loro morte, l’unica erede, nipote figlia della sorella dei Vezza, poiché indebitata verso il soppresso monastero di Santa Maria delle Grazie de Monte Carmelo, raggiunse un accordo col reverendo canonico D. Antonino Cirello, procuratore e rettore del soppresso monastero, cedendo la casa palaziata in cambio del saldo del debito e dell'estinzione del censo. In un documento della metà del Settecento così è descritta la costruzione del palazzo sul quale poi sorgerà quello dei Giunti: Nel frontespizio delle mura grandi sopra la Piscaria c'è un luogo detto "le grotte dell'arcidiacono Vezza", ci sono le case dei Tiriolo, accanto alla casa di Baldassarre de Sole e vicino le case "in più membri inferiori e superiori cum puteo et cortile discoperto" del notaio Silvestro Cirrelli, che sono alla "strada delle mura" presso l'abitazione del decano Gio. Battista Sisca. Le case dei Tiriolo furono comprate dal decano Gio. Battista Sisca, il quale le fece demolire ed in parte con proprio denaro le fece rifabbricare a nuova pianta di palazzo includendovi così le case dei Tiriolo, il casaleno e la sua casa. Sempre il decano nel 1704 aveva ottenuto il permesso dall'università di Crotone di poter allargare la costruzione e, congiungendosi al vicino muro della casa dei Cirrelli, si era appropriato di strade e suoli pubblici. In questi primi anni del Settecento vi era la possibilità di una convenzione che dava al Sisca l’autorizzazione di alzare sopra le mura vecchie dei Cirrelli, divenute ormai comuni, a condizione che se fossero state trovate troppo deboli per poter sostenere la nuova muratura, e fosse stato necessario rinforzarle o farle nuove, il Cirrelli avrebbe dovuto contribuire per la metà della costruzione aggiunta sopra quella esistente. Sempre in questi anni anche le vicine case di Tiriolo furon "sfabricate" e rifatte costruire a nuova pianta di palazzo. Alla morte del decano il palazzo fu ereditato dalla nipote Isabella Sisca, zia dei fratelli Pietro e Giuseppe Antonio Giunti, figli ed eredi di Domenico Giunti. Nel 1743 Isabella Sisca dona al nipote Giuseppe Antonio Giunti una contingenza di case, con diversi quarti e porzioni di piani superiori ed inferiori. Ereditato dai Cirrelli, e lasciato in dote alla figlia che si congiunse in matrimonio con Giuseppe Nicola Orsino di Scandale, gli Orsini si trasferiranno nel palazzo che confina con quello del decano Sisca. Gli Orsini nel 1756 acquisteranno anche la casa vicina che confina con il loro palazzo e in un secondo momento compera anche quello dei Giunti. Egli acquista e amplia il palazzo inglobando in un unico edificio tutte le case adiacenti.  Nel 1762 per rendere magnifico il suo palazzo, Giuseppe Orsini aggiunge la possibilità di usare un muro delle vicine e confinanti case di Cesare Laudari. Intendendo far uso del muro comune alle due parti, fattolo osservare da un perito se si poteva costruire sopra, fu giudicato molto lesionato e patito e tale da non poter sostenere altra costruzione. Non potendo tuttavia l'Orsini desistere dalla costruzione già iniziata, raggiunge un accordo per riedificare il muro a sue spese con la condizione di potervi "a di lui modo e piacere farvi quelle fabbriche che saranno necessarie, per equiparare l'altri muri del palazzo, senza però di poterci fare in tale avanzo di muro fenestre o apertura alcuna".  Alla fine del Settecento il palazzo apparteneva agli eredi di Giuseppe Orsino. Nel 1850 Ignazio Giunti di Strongoli acquista il palazzo Orsini ed alcune case vicine per costruirvi il suo palazzo.  Pochi anni dopo il 10 ottobre 1853 il comune di Crotone concede al Giunti sei canne quadrate e palmi 25 di suolo pubblico del vicoletto che intercede fra il palazzo e le altre case, comprate e diventate di proprietà del Giunti, inizia quindi la costruzione del grande palazzo. L'edificio fu fatto costruire al limite nord-orientale della Pescheria da  Ignazio Giunti, proprietario terriero di Strongoli sposato con la crotonese Eleonora Albani. Questi si erigevano alle spalle del Bastione Pietro Nigro delle mura vicereali di Crotone. Il palazzo rimase ai Giunti per tutta la seconda metà dell'Ottocento. Nel 1878 il comune di Crotone che stava costruendo la strada Regina Margherita trattò con i Giunti per la cessione amichevole delle stalle per far proseguire la strada dal bastione Giunti al porto. All'inizio del Novecento era abitato dal barone Leopoldo Giunti. In seguito fu acquistato dai Trocino che attuarono alcune trasformazioni interne. 

 

                BIBLIOGRAFIA 

  • M.Corrado, "La città senza memoria" Ristampa commentata dei "Ricordi sugli avanzi di Crotone" raccolti da Nicola Sculco a cent'anni dalla pubblicazione, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2014, pp. 104-112
  • M.Corrafo, "Memorie e realtà di una Crotone ipogea" contributo presentato al VI Congresso dell'Associazione Italiana di Storia Urbana, (Catania, 12-14 Settembre 2013), in Thiasos, rivista di archeologia e architettura antica, corso di stampa.
  • Nicola Sculco, "Ricordi sugli avanzi di Crotone"  Tipografia Pirozzi, Crotone 1905, p.60

               SITOGRAFIA